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Il Sangue e l'Anima



di: Ferdinando Balzarro



Casa editrice: Sovera Multimedia






Il Sangue e l'Anima



Un romanzo commovente ed estremo, ove la lotta fra i forti, l'esaltazione e lo sconforto, il bene ed il male, sono esemplificati nella lotta fra l'uomo ed il toro, nell'emozionante scenario della corrida. Ed alla fine la vera dominatrice e' la morte.



Ecco alcuni brani tratti dal libro




Il Torero

Jogurt, frutta fresca, caffe' molto forte. La tuta di cotone , le scarpe leggere, l'alba che spunta decisa spaccando le ombre. Il terreno e' umido, un po' scivoloso sotto i piedi. Corro da piu' di due ore, la pelle completamente sudata, il cuore in gola, le gambe pesanti, i muscoli induriti. Almeno tre volte la settimana mi sottopongo a questo esercizio fondamentale per migliorare la resistenza cardiocircolatoria e attivare importanti adattamenti organici quali l'abbassamento delle pulsazioni, l'incremento della capillarizzazione, la velocita' di smaltimento dell'acido lattico, la capacita' di mantenere sforzi prolungati. Tutti i giorni gli addominali, i piegamenti sulle braccia, le trazioni alla sbarra per rafforzare la schiena. Estensioni col bilanciere per potenziare le spalle e i pettorali, impiego dei manubri per allenare i bicipiti. Stretching per l'allungamento muscolare, la mobilita' articolare, la sensibilita' propriocettiva. Tai-chi per la coordinazione, la respirazione, il rilassamento. A pranzo solo carboidrati, molta verdura e frutta. La sera proteine sotto forma di carne, uova o pesce; vino sempre con moderazione. Tengo moltissimo al mio corpo! A lui mi affido nei momenti decisivi: quando la mente e' pronta, quando la volonta' e' ferma, quando il coraggio non vacilla lui deve esserci; rispondere perfettamente e prontamente ad ogni comando, scattare come una molla, farsi elastico come un giunco, saldo come una roccia, potente come un'onda, flessuoso come il ramo del salice.


Le Origini

Provengo da una famiglia da alcune generazioni arricchita spropositatamente grazie l'allevamento di tori speciali da vendere, una volta raggiunti i quattro, cinque anni d'eta', ai sempre piu' esosi organizzatori di corride. Grandi latifondisti, da sempre stanziati in Andalusia, hanno selezionato razze in grado di distinguersi per la possanza, l'aggressivita' e la combattivita'. Mio padre ha visto triplicare i suoi guadagni da quando tale spettacolo e' stato fortemente rilanciato in Spagna, enfatizzando esageratamente il suo aspetto artistico, culturale e sportivo, nonche' per l'enorme interesse turistico che una ben mirata campagna pubblicitaria continua opportunamente a risvegliare. Complici il governo, che ha ufficialmente riabilitato la corrida dedicandole attenzione e finanziamenti, e molti religiosi altresi' preoccupati di perdere fedeli e soldi nell'eventuale caduta d'interesse rispetto alle numerose feste patronali legate all'evento, gli spettacoli della corrida, negli ultimi anni, sono piu' che raddoppiati. Io sono cresciuto in mezzo ai tori, dei quali ho imparato a conoscere perfettamente le qualita' fisiche e il carattere. Da quando sono diventato famoso e posso permettermi di scegliere personalmente la bestia contro cui dovro' combattere, non ho mai preso in considerazione un animale proveniente dal mio allevamento; quasi fra me e loro, si fosse stabilito un rapporto d'amicizia, una sorta di familiarita' e di intesa, assolutamente in contrasto con lo scontro mortale che dovra' consumarsi nell'arena. Prediligo i rinomati animali provenienti dalla regione di Salamanca, famosi per essere tra i piu' scattanti e nervosi. Sono circa 30.000 i tori caduti ogni anno sotto il colpo dello stocco e alcuni toreri alla fine della loro carriera vantano l'uccisione di oltre 1000 esemplari. Ho trentacinque anni, sono al massimo del mio fulgore, posso guadagnare fino a quattro miliardi all'anno. Ultimamente mi lavo spesso le mani, ho come la sensazione che siano sempre sporche, sporche di sangue. Durante l'ultima visita all'allevamento di Salamanca ho scelto il mio prossimo avversario: so che sara' l'ultimo! Quando ci siamo guardati... perchÊ ci siamo guardati! Qualche cosa Ê passato tra noi, qualche cosa di impercettibile, ma avvertita da entrambi con netta chiarezza; una sorta di vibrazione fredda, di svuotamento improvviso di energia, e un leggero rigurgito acido. Tra noi e' passato qualche cosa di definitivo, di assoluto, che mentre ci isolava dal resto del mondo, legava indissolubilmente i nostri destini.



L'animale e la parola

Noi animali manchiamo del grande dono della parola: poter parlare e quindi comunicare con i propri simili, esporre le proprie opinioni, dichiarare i propri sentimenti, far valere i propri diritti, convincere gli incerti, arringare le folle, abbindolare gli ignoranti, plagiare i piu' deboli, mentire, imbrogliare, accusare, condannare; tutto questo grazie alle parole, tutto cio' grazie al loro incommensurabile potere. Piu' parole conosci, piu' parole riuscirai a mettere insieme, piu' frasi sarai in grado di organizzare, piu' discorsi avrai la capacita' di pronunciare, maggiore sara' la tua capacita' di farti valere, con maggior probabilita' otterrai quello che desideri. Usandole nel modo appropriato, puoi avvicinare cio' che e' distante, unire quello che e' separato, armonizzare il dissonante, ordinare il confuso. Con le parole si puo' modificare la realta', innovarla, ricrearla, inventarla; poi si possono ingannare gli ingenui, agitare gli animi, ferire l'orgoglio, uccidere i sentimenti, penetrare nel cuore come una spada affilata! Noi animali non possiamo parlare, ma forse proprio per questo, conosciamo e comprendiamo meglio degli uomini, l'importanza del silenzio; sappiamo che attraverso il silenzio e' possibile comunicare, in taluni casi, meglio che con le parole. Il silenzio innesca processi di comprensione reciproca, e stati d'animo talmente straordinari da rendere superflua e rudimentale ogni altra forma di comunicazione. Chi possiede la sapienza del silenzio, accresce la sua capacita' di contenere tutto cio' che proviene dall'esterno. Il silenzio ascolta, apprende, elabora, perfeziona, protegge; Il silenzio e' accogliente, caldo, rispettoso. Il silenzio ricompone tutto cio' che il mondo disperde, ridona senso e valore alle cose, pace alla mente. Noi animali, privi di parole e quindi privi di diritti, sappiamo che il nostro silenzio non e' inerte. Il silenzio percepisce risonanze lontane, accoglie gli echi del mondo, e assorbe in se pienamente, l'antichissimo humus dell'anima.



Il Don Chisciotte

Cinquantasette anni, fisico longilineo e asciutto, sul quale ancora risalta e stupisce la muscolatura armoniosa e scattante del giovanotto. I capelli cortissimi e forti come il metallo lucido, di cui ricordano colore e consistenza. Gli occhi azzurri, quasi blu, penetranti come le lame dei "navajas" di Santa Cruz de Tudela, villaggio famoso per le sue fabbriche di coltelli e rasoi, e per aver dato i natali proprio a lui: uno dei piu' grandi toreri di Spagna, forse l'ultimo autentico "espada" della storia. Appartiene alla terra di Mancia, la celebrata Mancia, indimenticabile teatro delle avventure di Don Chisciotte: lo splendido romanzo dello sfortunato Cervantes finito agli arresti domiciliari per debiti e, si racconta proprio in quelle umilianti condizioni, abbia concepito il suo capolavoro. Don Chisciotte e' una figura patetica, ma che fino in fondo conserva la sua dignita'; la dignita' dello sconfitto, la rassegnata dignita' di chi non potra' mai vincere. La sua vita e' composta di illusioni, di sogni, di disinganni, di follia colma di entusiasmi e di speranza. Lo stesso entusiasmo, le stesse speranze, gli stessi sogni dei bambini, quando ancora credono di poter sconfiggere i giganti, di ristabilire la giustizia, di vivere una vita avventurosa, fatta di pericoli, gesta magnanime, lotte contro il male, amori puri ed eterni. Poi la vita ci investe come un treno in corsa con la sua realta' miseranda, la sue meschinita', la sua gelida indifferenza. Il Don Chisciotte che e' in noi, ancora una volta perde la sua battaglia, e reclina il capo, per non mostrare le sue lacrime al perfido ghigno degli uomini.